“Quello che l’altro fa o dice parla di lui; il modo in cui reagisci parla di te.”
Credo che gran parte della nostra evoluzione passi per la profonda comprensione di questa citazione.
Idealmente, se tutti si relazionassero con queste parole in mente, invece di reagire con il “pilota automatico”, probabilmente succederebbero cose importanti:
- aumenterebbe l’autocontrollo generale
- l’emozione della rabbia, seppur legittima, difficilmente raggiungerebbe picchi elevati e dannosi
- diminuirebbe in maniera significativa la probabilità che nasca qualsiasi tipo di conflitto
- sarebbe meno frequente pendere dalle azioni o dalle parole dell’altro per percepire il proprio valore
Diventerebbe più facile riconoscere quale parte di ciò che proviamo dipende dalla nostra interpretazione.
Si sarebbe in grado di normalizzare le scelte degli altri senza giudizio, anche quando sono diverse dalle nostre, anche quando la scelta non siamo noi.
Quando la reazione diventa uno specchio
Fin qui abbiamo guardato verso l’esterno.
Ma è nella seconda parte della frase che il lavoro diventa più personale e trasformativo.
“Il modo in cui reagisci parla di te” sta a mostrarci come l’attivazione interiore possa essere un segnale utile da osservare.
A volte può indicare che alcune parole toccano parti sensibili di noi, auto-giudizi oppure bisogni, valori o fatiche che stiamo realmente attraversando.
Se venissi accusato di essere sempre in ritardo, ma fossi conscio che questa non è la realtà, probabilmente ignoreresti l’accusa o ci sorrideresti su.
Se invece, in qualche modo, ultimamente stai faticando con la gestione del tempo, potresti reagire in maniera spropositata.
E si potrebbero fare innumerevoli altri esempi di situazioni di questo tipo.
Questo non significa giustificare comportamenti aggressivi o svalutanti, né attribuirsi colpe che non si hanno, ma scegliere dove collocare il proprio potere personale.
Davanti a tutti noi ci sono sempre due strade:
continuare ad incolpare gli altri delle proprie disavventure oppure, attraverso gli altri, conoscerci meglio.
Notare quali emozioni proviamo di volta in volta, cogliere i nostri reali bisogni partendo da ciò che proviamo.
Con il counseling si attua un continuo “ritorno a sé”.
Ed è proprio da lì che può iniziare un cambiamento più consapevole.