Il Natale non è uguale per tutti: pacificarsi con le scelte diverse

Il Natale non è uguale per tutti: pacificarsi con le scelte diverse

Ho letto vari post social che invitavano a normalizzare il fatto di trascorrere il Natale in solitudine.
Credo fermamente che si possa fare un passo in più: pacificarsi con la possibilità che ognuno possa vivere qualsiasi pezzo della propria vita come vuole.

Le feste di fine anno, così come altri eventi ad “alta visibilità”, fanno solo da amplificatore ad una tendenza diffusa: considerare “strane” le persone che decidono di passare questo periodo con abitudini non in linea con le proprie.

Se invece ognuno fosse consapevole che la propria “mappa di realtà” non corrisponde alla realtà oggettiva, ci sarebbero meno giudizi, meno stupore e meno senso di superiorità di fronte a quello che non ci piace, ma che piace ad altri.

Il Natale in famiglia per qualcuno è una scelta gradevole ed insostituibile, per qualcun altro un dovere morale che provoca disagio; così come il Natale lontano dai parenti per qualcuno è impensabile, per qualcun altro una liberazione, per altri ancora una situazione che ci si ritrova a vivere senza assolutamente volerlo.

Perché le scelte possono essere così diverse

E’ difficile generalizzare, perché concorrono svariati fattori.

Partendo da lontano, il primo può essere la risonanza emotiva legata al modo in cui abbiamo trascorso il Natale durante l’infanzia: che clima relazionale c’era? Che emozioni provavamo?
In alcuni casi quel proprio sentito si riattiva in età adulta di fronte a situazioni simili.

Un secondo aspetto da considerare è senza dubbio il rapporto che oggi abbiamo con la nostra famiglia d’origine e anche come riusciamo a portare al suo interno il nostro modo di essere adulti, in termini di scelte e valori-guida, senza sentirci costretti a rientrare in dinamiche che non ci appartengono più.

Assolutamente da non trascurare il momento di vita che si sta attraversando, che può condizionare la scelta di vivere il Natale in un modo o in un altro.

Insomma, ciò che giudichiamo in fretta spesso parla di vissuti che non conosciamo.

Ecco perché è importante sganciarsi dai luoghi comuni che finiscono per far assumere posizioni estreme e giudicanti, come ridicolizzare chi si mostra in un momento armonico con la propria famiglia o criticare chi se ne sta per le sue durante i giorni di festa.

Pacificarsi, prima ancora che capire

Sì a Natale va bene provare gioia nello stare con i propri parenti (non tutti i parenti sono serpenti e non sempre si tratta di una farsa).
Sì va bene anche sentirsi meglio da soli o insieme ad altre persone con cui c’è particolare feeling.

Così come va bene scegliere di passare le intere vacanze a frequentare locali festaioli fino a tarda notte.
E va bene anche preferire di trascorrere più tempo in casa tra divano, letture e tisane.

Va bene se si vuole mangiare tanto e va bene anche se ci si sente meglio nel continuare ad avere un’alimentazione controllata.
Va bene considerare soltanto l’aspetto religioso e va bene anche mettere in primo piano altro.

Insomma va bene tutto, a patto che ognuno sia in linea con il proprio sentito e con il proprio essere.

Quando questo non accade, può essere utile fermarsi a osservare due aspetti: da una parte la distanza tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo, dall’altra ciò che si attiva in noi di fronte alle scelte diverse dalle nostre.

Non è mai tardi per intraprendere un percorso che abbia l’obiettivo di portare consapevolezza su quello che si sente davvero e di far convergere quello che si sente con quello che si dice e quello che si fa.
E questo non vale solo per il Natale.

(trovi l’articolo intero anche sul mio profilo FB dove, volendo, puoi commentare pubblicamente)

“Ti aiuto a capire cosa senti dentro di te, così poi riesci a comprendere cosa vuoi e come stare bene.”​

WhatsApp

canale preferito per il primo contatto

Sedute online e in presenza

Possibilità di prenotare e pagare direttamente online