Forse dovremmo tornare ad ascoltare gli audio a velocità normale.
Va bene praticare yoga, meditazione, camminata consapevole, affidarsi a massaggi o ad altre straordinarie attività rilassanti, intraprendere un percorso di crescita personale.
Ma lo straordinario contribuirà a cambiarci solo quando daremo la stessa importanza all’ordinario.
E nell’ordinario tutti abbiamo un po’ perso quella capacità di lentezza, che è il più potente medicinale per il benessere del nostro sistema nervoso.
Ascoltare si è trasformato da un piacere a qualcosa da togliersi di mezzo.
Con il prezzo di alterare la percezione di ciò che ascoltiamo.
Aumentiamo la velocità a 1,5 o a 2x e rischiamo di non essere più in grado di cogliere i reali toni di una conversazione, figuriamoci le sfumature emotive che il nostro interlocutore ci comunica.
Certo c’è da dire che oggi si fa uso di troppi audio e di audio troppo lunghi, il che rende difficile non accelerarne l’ascolto.
La soluzione potrebbe essere quella di chiederne esplicitamente e di farne di più sintetici e, soprattutto, di ricordarci che si può sempre scegliere di fissare una chiamata o un appuntamento dal vivo.
Sia chiaro che l’uso smodato degli audio è solo un pezzetto di un ingranaggio che rischia di schiacciare il nostro sentire, di una giostra che mantiene cortisolo ed adrenalina a picchi elevati.
Prima di fare passi in avanti, in ogni ambito della nostra vita, è necessario tornare a portare attenzione alla qualità dei passi scelti: meno velocità, meno multitasking.
Possiamo sempre scegliere di scendere dalla giostra, chiedere un po’ meno a noi stessi, fare un po’ meno e iniziare ad ascoltare davvero.